Dossier 3 ANNI DI CUSTODIA POPOLARE

Mondeggi Bene Comune – Fattoria Senza Padroni

3 ANNI DI CUSTODIA POPOLARE:
COSA È CAMBIATO?

Un po’ di storia..
La tenuta di Mondeggi, di origine medievale e situata alle porte del Chianti fiorentino, fu per secoli
una villa-fattoria appartenuta a famiglie nobili come i Bardi, i Portinai e i Della Gherardesca. A
seguito di vari ampliamenti, rimaneggiamenti e passaggi di proprietà, negli anni sessanta finì per
essere acquisita dalla Provincia di Firenze. La tradizionale organizzazione poderale e le colture
promiscue furono completamente rimpiazzate da un’impostazione aziendale riconducibile al
modello di impresa agricola industrializzata con tanto di coltivazioni intensive, massiccio ricorso
alla meccanizzazione delle lavorazioni e impiego costante di trattamenti chimici convenzionali.
Anni di gestione fallimentare della società agricola Mondeggi e Lappeggi s.r.l. (di proprietà della
provincia) hanno portato all’accumulo di più di un milione di euro di debito e alla messa in
liquidazione della stessa società (2009), con i suoi quasi duecento ettari di terra, parco, casolari,
vigneti, olivete, pascoli e seminativi. Ne è derivata una condizione di abbandono e incuria che si è
protratta per anni e che ha riguardato le stesse strutture poderali e la villa.
L’approvazione del decreto Salva Italia del governo Monti, che prevede la vendita dei terreni
agricoli pubblici (art. 66) allo scopo di ripianare il debito pubblico italiano, ha complicato la
situazione. In opposizione a questa legge e a difesa del diritto all’accesso alla terra, è nata la
campagna Terra Bene Comune, che rivendica la gestione partecipata e autonoma delle terre
pubbliche da parte delle comunità locali, nell’ambito di progetti di neo-ruralità, privilegiando
progetti di agricoltura contadina, naturale, comunitaria, sociale e di sussistenza, entro una nuova
relazione tra città e campagna. Iniziativa lanciata dalla rete nazionale di Genuino Clandestino:
movimento che, nato da una campagna di denuncia delle norme che rendono fuori legge la
trasformazione di cibi contadini equiparandola a quella delle grandi industrie alimentari, promuove
la diffusione dell’agricoltura contadina e di piccola scala, la costruzione di comunità territoriali e di
sistemi di garanzia partecipata, il sostegno di percorsi di accesso alla terra e del diritto ad un cibo
genuino, accessibile, prodotto nel territorio.
In questo percorso si inserisce l’attività del comitato Terra Bene Comune Firenze, iniziata nel 2012
distribuendo un migliaio di cartoline da spedire al governatore della Toscana Enrico Rossi,
chiedendo espressamente l’impegno a non alienare i terreni di proprietà regionale e pubblica. L’anno
seguente si è svolta un’assemblea pubblica del comitato presso la Facoltà di Agraria, con una
discussione strutturata su varie questioni quali la gestione della campagna, il confronto con le
amministrazioni, le vertenze su cui concentrarsi, il ruolo delle comunità locali nella diffusione
dell’agricoltura contadina, il diritto all’autocostruzione, la ricerca delle terre su cui investirsi in
progetti di sovranità alimentare e di ritorno alla terra. Un incontro da cui si è progressivamente
tessuta una rete di soggetti come il Collettivo d’Agraria, la rete dei Gruppi di Acquisto Solidale,
alcuni centri sociali, realtà associative, contadini e attivisti del territorio. Durante una delle
successive assemblee del comitato è stato portato all’attenzione il caso della fattoria di Mondeggi,
dove si è tenuta una delle giornate di incontro nazionale della rete Genuino Clandestino (novembre
2013) incentrato sulle tematiche legate alla campagna TBC, con tanto di visita della tenuta e semina
simbolica di grano in uno dei campi lasciati incolti da anni, seguita da un’assemblea pubblica presso
la Casa del Popolo di Grassina (uno dei paesi adiacenti a Mondeggi).
L’attività del comitato TBC – Firenze, è così confluita nel comitato Verso Mondeggi Bene Comune
– Fattoria Senza Padroni, con l’intento di promuovere una mobilitazione per il recupero dell’intera
fattoria di Mondeggi attraverso le pratiche dell’agricoltura contadina. Come prime iniziative,
l’organizzazione di un incontro nazionale per i Beni Comuni e di alcune giornate di raccolta
popolare delle olive, come esempio di uso dei beni comuni per la produzione di lavoro utile e di
ricchezza diffusa. L’olio estratto è stato ridistribuito durante mercati locali e iniziative persensibilizzare e coinvolgere la comunità locale in una riflessione condivisa circa il destino di
Mondeggi, in una sempre più intensa attività di lavoro nei campi e di assemblee territoriali nelle
case del popolo, scandita da incontri ed eventi culturali e ricreativi, per coinvolgere e riportare le
persone a vivere Mondeggi e per scongiurarne lo squallido destino di speculazione privata. Intanto,
le discussioni assembleari hanno portato alla stesura e all’approvazione della Carta dei Principi e
degli Intenti, una sorta di prima definizione di un progetto condiviso.
Sul finire del febbraio 2014, il Consiglio Comunale di Bagno a Ripoli ha approvato una mozione
con cui chiedeva alla Provincia di Firenze di aprire una fase di approfondimento e valutazione delle
alternative alla vendita. Ma dopo vari episodi di confronto con le istituzioni, è emersa una sempre
più decisa volontà di alienare Mondeggi. Così, prima di venir sostituita dalla Città Metropolitana,
con i suoi ultimi atti la Provincia ha autorizzato la s.r.l. alla cessione dei suoi beni. Per quanto la
vendita dei beni come Mondeggi possa sembrare una strada obbligata, essa è in realtà una scelta
miope, che tradisce il compito di valorizzare la funzione sociale dei beni pubblici e che sottrae
sempre più spazi alla fruibilità collettiva. Il Comitato ha deciso quindi di opporsi alla vendita, dando
inizio a un processo di riappropriazione e custodia popolare lanciato a fine Giugno 2014, durante
una 3 giorni nazionale di iniziative e dibattito, che ha visto la partecipazione di circa un migliaio di
persone. L’iniziativa è stata supportata da appelli sottoscritti da numerosi cittadini, associazioni,
movimenti, decine di personalità accademiche, nonché autorevoli giuristi attivi sulla questione della
tutela e dell’accesso ai beni comuni.

La Custodia Popolare di Mondeggi
Pochi mesi dopo, l’asta di vendita è andata deserta. Ma nel frattempo, all’interno dello stesso
deserto di acquirenti e di prospettive, un nuovo seme è germinato sulle terre incolte della fattoria.
Seme costituito dalla variegata comunità che si è aggregata intorno alla difesa di Mondeggi e che ne
ha interrotto l’incuria, intensificando l’organizzazione di occasioni di conoscenza e di socialità
allargate a tutta la popolazione, dando inizio alla cura dei fabbricati e a numerosi progetti agricoli,
sociali e culturali. A questo scopo, fin dalla tre giorni di rinascita della fattoria, la custodia popolare
ha potuto contare su di un presidio stabile di giovani residenti, determinati a dare concretezza alla
Carta dei Principi e degli Intenti e a contribuire alla conversione di un bene pubblico abbandonato
in un bene comune autogestito, accessibile e fruibile dalla collettività.
Da sempre, un grande sforzo è costantemente rivolto al coinvolgimento della popolazione locale,
attraverso vari tipi di iniziative volte alla diffusione di una consapevolezza e di una responsabilità
diffusa verso il destino della fattoria. Tra le prime iniziative, è stato impiantato un frutteto attraverso
la campagna Adotta un albero e lanciata una giornata di semina collettiva di grani antichi su circa
tre ettari di terreno (Seminiamo Resistenza). Ma un’importante spinta in questo senso è stata data
dal lancio nelle case del popolo del progetto Mo.T.A. (acronimo di Mondeggi Terreni Autogestiti),
nato per stimolare l’accesso alla terra e per coinvolgere in modo più attivo gli abitanti del territorio.
Il progetto si basa sull’affidamento in custodia a chi ne fa richiesta di circa 150 appezzamenti di
orto e particelle da 35 olivi. Attualmente, almeno 300 persone hanno aderito al progetto e strappato
dall’abbandono una consistente porzione della tenuta intorno a un casolare divenuto luogo di
aggregazione. L’organizzazione e il coordinamento del lavoro di potatura, raccolta e spremitura, il
reperimento e l’utilizzo degli strumenti condivisi, l’approvvigionamento idrico ai campi, la pulizia,
la manutenzione e altre questioni passano attraverso un’assemblea dei membri del progetto.
Periodicamente, vengono organizzati momenti formativi di potatura curati da esperti, giornate di
lavoro collettivo, occasioni di socialità ed iniziative di autofinanziamento per l’acquisto degli
strumenti e la manutenzione dell’area. Le varie forme di partecipazione, di collaborazione e di
mutualismo, le frequentazioni, i pranzi condivisi, alimentano la conoscenza reciproca e spingono a
percepirsi come una parte importante di una comunità su cui poter contare.
Si è così formata e consolidata una comunità diffusa che condivide una concezione della terra come
bene prezioso, fonte di cibo e di relazioni umane, non come mera superficie da sfruttare in nome
della produzione di beni di consumo volta a massimizzare il profitto. Una visione che si esprime in
primo luogo nei campi, con la reintroduzione dell’agricoltura contadina, a vantaggio dell’ambiente edi tutta la società. In secondo luogo, tra le persone: la comunità di Mondeggi rappresenta
attualmente un significativo esperimento di democrazia dal basso, basato sulla partecipazione ad
assemblee aperte e inclusive, superando il principio della delega e della maggioranza che impone il
proprio volere alla minoranza, adottando il metodo del consenso. L’organizzazione assembleare è
articolata su diversi livelli in coordinamento tra loro, che vanno dall’Assemblea Plenaria, a quella
Agricola e del progetto Mo.T.A.

La Fattoria Senza Padroni
Oggi una ventina di giovani, con competenze ed esperienze diversificate, vivono in due edifici della
tenuta contribuendo all’impegno del recupero, manutenzione e messa in produzione della Fattoria
Senza Padroni. Il lavoro viene portato avanti dalla comunità con vari livelli di partecipazione e
coinvolgimento ed è frutto di percorsi formativi e di confronto con esperti di agricoltura naturale e
sostenibile. L’agricoltura contadina viene intesa come una rivisitazione in senso agroecologico del
modello agricolo tradizionale delle nostre campagne, nel rispetto dei cicli naturali e della dignità
degli animali e delle persone. Un’agricoltura che si avvale di una meccanizzazione ridotta al
minimo, che massimizza la multifunzionalità e l’importanza della biodiversità negli agroecosistemi.
La multifunzionalità si esprime nella ricerca di sinergie tra le diverse attività agricole: la
coltivazione di seminativi,alberi da frutto, ortaggi, piante aromatiche e zafferano, la gestione di olivi
e vigne, l’allevamento ovi-caprino e di galline ovaiole, l’apicoltura, il vivaio, le produzioni
erboristiche, la panificazione e la birrificazione.
L’oliveta (circa 10000 piante), completamente abbandonata e parzialmente invasa da edera e rovi, è
stata presa in custodia nella sua quasi totalità, grazie a un progressivo ed enorme lavoro di potatura
e pulizia portato avanti da centinaia di persone del territorio e grazie a numerose giornate di lavoro
collettivo. La vecchia gestione era, al contrario, fortemente meccanizzata. Questo comportava, ad
esempio, che gli olivi presenti nella fattoria mostrassero una forma d’allevamento monocono, adatta
alla raccolta mediante scuotitori meccanici. Oggi, gran parte di questi olivi sono stati riformati verso
una forma policonica, per facilitare la raccolta manuale del frutto, al più agevolata da abbacchiatori
elettrici a basso impatto. Una buona metà della vigna, circa 8 ettari fin’ora trattati chimicamente
come previsto dai bandi annuali di gestione, è stata curata e convertita con metodi biologici.
La coltivazione dei seminativi avviene a cicli triennali, ruotando le semine di cereali, leguminose e
foraggiere, fertilizzando con pascoli e sovesci, in un’area di circa 15 ettari che ogni anno va
aumentando. Vengono seminate, mescolate e riprodotte diverse varietà antiche di frumento ed una
popolazione evolutiva composta da una ricchissima diversità genetica che si adatta
progressivamente ai terreni, alle tecniche di coltivazione e al clima in continuo cambiamento. Il
grano e l’orzo vengono impiegati per la panificazione artigianale a lievitazione naturale e per la
birrificazione. I due apiari per la produzione di miele, derivante dalle specie vegetali caratteristiche
delle colline toscane, comprendono circa 50 famiglie di ape ligustica, allevate senza l’utilizzo di
nutrizione artificiale e con l’impiego di acidi organici per il contenimento della varroasi.
L’allevamento ovicaprino viene condotto nel rispetto degli animali, la cui alimentazione dipende dai
pascoli degli incolti, dei campi a seminativo e dell’oliveta, con un’integrazione di foraggio prodotto
in loco (fieno, sfalci e potature). Il gregge, composto da una ventina di capi e dai cani da guardianìa,
contribuisce così alla fertilizzazione dei terreni e al contenimento delle infestanti. La salute degli
animali è assicurata da un’alimentazione sana, da ampi spazi di ricovero e pascolamento e dal
ricorso a tecniche di omeopatia veterinaria. I due ettari di frutteto, con circa 400 alberi da frutto di
varietà locali adottati dalla popolazione, proseguono il proprio sviluppo dopo aver superato due anni
difficili, a causa della siccità e delle continue incursioni degli ungulati. La coltivazione, rinforzata la
recinzione e dotata di un sistema di irrigazione, si avvia così verso una generosa fruttificazione.
L’impianto prevede delle file più rade per lasciar spazio a coltivazioni promiscue e sovesci. Data la
situazione di scarsità idrica e l’assenza di pozzi funzionanti, il frutteto e gli orti vengono irrigati
grazie alla raccolta sistematica dell’acqua piovana e alla costruzione di un impianto di
fitodepurazione delle acque grigie. L’ottimizzazione del consumo idrico permette la produzione di
ortaggi durante tutto l’anno con approccio naturale e sinergico. La biodiversità viene accresciutaanche grazie ad una Casa delle Sementi, creata grazie ad alcune giornate di scambio dei semi
organizzate con la Rete Semi Rurali, e all’attività di vivaio che si svolge in due serre adiacenti agli
orti. Grazie a un minuzioso lavoro manuale, circa 500 metri quadrati ospitano alcune migliaia di
bulbi di zafferano che producono una spezia di prima categoria. Insieme all’attività erboristica si è
creato un percorso aperto di autogestione della salute che, attraverso dibattiti, corsi di
riconoscimento delle spontanee, laboratori di autoproduzione, sedute di trattamento, esplora e
pratica varie discipline alternative al sistema che risponde agli interessi delle Case farmaceutiche.
Mondeggi abbraccia anche il campo educativo e formativo. Numerose classi delle scuole vengono
in visita per partecipare a laboratori ed attività educative ambientali e su questioni come il consumo
critico, l’agricoltura sostenibile e la custodia dei beni comuni. La Scuola Contadina è basata
sull’importanza dello scambio gratuito dei saperi e delle competenze, in cui professori, agronomi,
esperti e contadini tengono lezioni e laboratori sull’agricoltura e sulle autoproduzioni.
Queste attività vengono autogestite da gruppi che si supportano reciprocamente e che si coordinano
nell’Assemblea Agricola. Una parte della produzione viene assorbita dall’autoconsumo e dalle
iniziative del comitato. Tutto quello che viene consumato ma non prodotto in loco viene reperito o
scambiato presso produttori che rispecchiano i principi del progetto similmente ad un Gruppo di
Acquisto Solidale, assicurando un’elevata sostenibilità della fattoria e degli eventi che vi si tengono.
La distribuzione diretta, a supporto del progetto, viene veicolata dalle relazioni di conoscenza e di
fiducia ed organizzata con i produttori e coproduttori locali e solidali, nello Spaccio Popolare
Autogestito, nelle iniziative del nodo locale di Genuino Clandestino, nella rete dei Mercati
Contadini Autogestiti del territorio fiorentino. Col tempo, una rete di solidarietà e di collaborazioni
si è diffusa attraverso varie reti italiane ma anche in altri paesi grazie a visite ed iniziative, con
soggetti e comunità che lottano per riappropriarsi delle decisioni che riguardano l’accesso alla terra
e la produzione e distribuzione del nostro cibo, per strapparle dalle mani della Grande Distribuzione
Organizzata, dei grandi soggetti della finanza e del mercato globalizzato. Decisioni che sempre più
incidono sulle abitudini, sui rapporti sociali e sui nostri territori. Le collaborazioni hanno coinvolto
anche diversi dipartimenti universitari italiani e stranieri (Firenze, Empoli, Siena, Roma, Trento,
Cagliari, Torino, Oxford, Barcelona) per progetti di ricerca, tesi di laurea e per l’organizzazione di
momenti di formazione e di approfondimento su conoscenze e tecniche agroecologiche e su
tematiche di attuale e cruciale rilevanza.

E adesso?
Nonostante lo sviluppo del progetto e l’innegabile gran numero di persone che aderisce alle sue
attività, nonostante la positiva ricaduta sociale sul territorio, le istituzioni rifiutano ancora un
confronto serio con questa variegata comunità inclusiva, proseguendo nella logica dell’alienazione
al miglior offerente. Scelta inizialmente giustificata dall’enorme debito (circa 1,5 milioni di euro)
accumulato in decenni di gestione agroindustriale e di abbandono, risultato di scelte miopi e
fallimentari di politica agronomica con modelli produttivi che hanno alienato le proprietà, le
competenze e le tecniche di contadini e artigiani, spianando la strada al modello unico industriale:
prima causa dell’inquinamento, dell’abbandono del territorio, della scomparsa di quasi due milioni
di piccole realtà agricole negli ultimi trenta anni, del rafforzamento dei fenomeni di gentrificazione
e di accentramento della proprietà fondiaria. Dopo aver indetto aste e deliberato la vendita di alcuni
terreni per coprire spese e interessi dei creditori, la Città Metropolitana di Firenze ha venduto tutti i
beni mobili della società e proceduto a risanarne il dissesto finanziario con soldi pubblici, per poter
accorpare e mettere all’asta in un sol colpo di tutti i terreni, fabbricati e addirittura la villa di pregio
storico. In risposta a ciò, per rafforzare il progetto di custodia e gestione agricola di Mondeggi, sulla
scia delle positive esperienze di Napoli (ex Asilo Filangieri) e Palermo (Complesso di Montevergini) che hanno visto riconoscere dall’Ente Pubblico il loro percorso di autogestione di un
bene comune, è stata redatta una “Dichiarazione di gestione civica di un bene comune”, con la
quale si autocostituisce e si riconosce la Comunità di Mondeggi, unica realtà – al momento – in
grado di custodire la fattoria attraverso una serie di regole chiare e condivise.

La terra non si vende. Si coltiva e si difende!